Alle compagnie americane non piace l’AI Act dell’UE, e neanche a molte aziende europee

Alle compagnie americane non piace l’AI Act dell’UE, e neanche a molte aziende europee

AI Act

L’Unione Europea si trova di fronte a nuovi problemi per quanto riguarda la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Secondo diverse fonti, la Commissione Europea starebbe valutando di rinviare alcune parti dell’AI Act, la legge che rappresenta il primo tentativo organico al mondo di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale.

Entrata in vigore nell’agosto 2024, la normativa non è ancora pienamente operativa, poiché la maggior parte delle disposizioni sui sistemi considerati “ad alto rischio” dovrebbero entrare in vigore solo nel 2026. Le forti pressioni arrivate però dalle grandi aziende tecnologiche e, più recentemente, dall’amministrazione Trump, stanno spingendo Bruxelles a prendere tempo.

Tra le ipotesi più discusse c’è quella di un “periodo di grazia” di un anno per le aziende che violano le regole sui sistemi di intelligenza artificiale più sensibili. La misura servirebbe a evitare scossoni nel mercato e dare tempo alle imprese di adeguarsi, soprattutto a quelle che hanno già lanciato prodotti generativi come chatbot e piattaforme di creazione di contenuti basati sull’IA. Altre proposte riguardano il rinvio delle sanzioni per la trasparenza dei dati fino al 2027 e una maggiore flessibilità nei criteri di monitoraggio delle prestazioni dei sistemi. In sostanza, l’Europa sembra voler rallentare la sua corsa per rendere più digeribile la legge alle grandi multinazionali tecnologiche.

A spingere per questa revisione non ci sono solo le big tech statunitensi. Meta ha dichiarato apertamente di non voler aderire al codice di condotta europeo per i modelli di intelligenza artificiale generalisti, definendolo “sproporzionato” e pieno di “incertezze legali”. Ma anche all’interno dell’Unione il malcontento cresce.

Una lettera aperta firmata da 46 aziende europee, tra cui Airbus, Lufthansa e Mercedes-Benz, chiede una sospensione di due anni dell’AI Act per consentire un’implementazione più graduale. Le imprese denunciano un eccesso di burocrazia e temono che la normativa possa frenare la competitività del Vecchio Continente rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, dove l’innovazione corre a un ritmo più rapido e con meno vincoli.

La Commissione, per ora, mantiene una posizione ufficiale di equilibrio. Un portavoce ha confermato che “una riflessione è ancora in corso” su eventuali ritardi, ma ha ribadito che Bruxelles resta pienamente impegnata sugli obiettivi dell’AI Act. Allo stesso tempo, ha respinto ogni interferenza esterna, ricordando che la regolamentazione europea è una prerogativa sovrana.

Resta il fatto che le pressioni internazionali e industriali stanno mettendo in crisi uno dei progetti legislativi più ambiziosi dell’UE. L’Europa vuole essere leader etico nella corsa all’intelligenza artificiale, ma tra compromessi e rinvii rischia di rallentare proprio nel momento in cui il resto del mondo accelera.

via

+1
0
+1
0
+1
0
+1
0
+1
0
+1
0
+1
0