Il misterioso dispositivo OpenAI di cui spesso abbiamo parlato sta iniziando a prendere forma attraverso gli ultimi rumor, delineandosi come un prodotto radicalmente diverso dagli smartphone a cui siamo abituati.
Stando a queste voci, l’azienda guidata da Sam Altman sta puntando tutto sull’interazione vocale, preparandosi a lanciare nel primo trimestre del 2026 una nuova generazione di modelli audio per ChatGPT.
L’obiettivo è creare un’esperienza utente talmente naturale ed emotiva da rendere superfluo l’utilizzo di schermi, affidando la gestione delle informazioni esclusivamente alla voce e all’udito.
La vera rivoluzione che renderà possibile il dispositivo OpenAI risiede nella capacità dei nuovi algoritmi di sostenere conversazioni fluide e realistiche. A differenza degli assistenti attuali, i futuri modelli saranno in grado di gestire il parlato in tempo reale, accettando interruzioni e parlando contemporaneamente all’utente senza perdere il filo del discorso. Questa evoluzione promette risposte più profonde, precise e soprattutto umane, eliminando quelle pause robotiche che oggi rendono i dialoghi con l’intelligenza artificiale spesso frustranti e macchinosi.
Se il software è quasi pronto al debutto, però, per vedere il primo dispositivo OpenAI fisico sugli scaffali bisognerà attendere ancora circa un anno. La strategia dell’azienda sembra orientata verso la creazione di un ecosistema di prodotti “audio-first”, che potrebbe includere occhiali intelligenti o speaker domestici privi di display.
L’ambizione è quella di spostare la tecnologia dallo schermo all’ambiente circostante, rendendo l’assistente invisibile ma onnipresente, pronto a rispondere a ogni esigenza con la sola forza della parola.


