Una svolta inaspettata emerge dalla lunga saga giudiziaria tra due colossi della tecnologia che sembravano nemici giurati. Durante le udienze antitrust il giudice James Donato ha portato alla luce un patto segreto dal valore di 800 milioni di dollari che vedrà Google ed Epic Games collaborare strettamente per i prossimi sei anni.
I termini prevedono che sia la casa di Fortnite a pagare il gigante di Mountain View per sviluppare prodotti congiunti e sfruttare l’Unreal Engine all’interno dell’ecosistema Android delineando uno scenario ben diverso dalla guerra aperta vista finora.
Tim Sweeney si è lasciato sfuggire alcuni dettagli durante l’udienza accennando a progetti legati al metaverso e all’addestramento di nuove tecnologie proprietarie. In base a quanto emerso Epic si impegnerà attivamente nel marketing di Android mentre Google potrà utilizzare il potente motore grafico per potenziare i propri servizi. Questa partnership ha sollevato i dubbi del giudice che sospetta come tale intesa commerciale abbia ammorbidito le pretese legali di Epic portando al patteggiamento annunciato lo scorso novembre e chiudendo di fatto lo scontro in tribunale con una stretta di mano miliardaria.
La contraddizione tra la retorica della guerra al monopolio e questa nuova alleanza lascia spazio a molte perplessità sulla coerenza delle parti in causa. Dopo anni passati a combattere le commissioni degli store e a ergersi paladino degli sviluppatori indipendenti contro lo strapotere della Silicon Valley il CEO di Epic sembra aver cambiato tono molto rapidamente di fronte al denaro.
Viene spontaneo farsi la domanda del secolo: per Tim Sweeney le grandi corporazioni sono il male assoluto da combattere o diventano improvvisamente buone solo quando sul tavolo c’è un accordo conveniente per lui?


