Per la prima volta dal 2014 la consolidata strategia dei chip Apple potrebbe subire un cambiamento che vedrà l’interruzione dell’esclusiva decennale che lega l’azienda alle fonderie di TSMC. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal i vertici della mela starebbero esplorando attivamente la possibilità di affidare la produzione dei processori di fascia bassa a partner alternativi per ridurre la dipendenza da un unico fornitore taiwanese.
Questa necessità nasce dal fatto che le linee produttive di TSMC sono ormai sature a causa dell’esplosione della domanda legata all’intelligenza artificiale che ha reso Nvidia il nuovo cliente di riferimento per i nodi più avanzati e costosi.
In questo scenario di diversificazione il candidato più probabile sembra essere Intel che potrebbe rientrare nella filiera di Apple non più come architetto di CPU ma esclusivamente come produttore materiale dei semiconduttori. Analisti del calibro di Ming-Chi Kuo e Jeff Pu ipotizzano un accordo operativo a partire dal 2027 / 2028 che sfrutterebbe il processo produttivo Intel 18A per stampare i SoC destinati agli iPhone modello base o le varianti entry-level della serie M per iPad e Mac.
Si tratterebbe di un forte cambio di rotta rispetto al passato, poiché Intel si limiterebbe a fabbricare fisicamente i circuiti progettati internamente dagli ingegneri di Apple senza avere alcuna voce in capitolo sull’architettura o sul design dei componenti.
L’apertura verso nuovi partner risponde anche all’urgenza di mitigare l’aumento dei costi dei componenti in un mercato dove fornitori come Samsung e SK Hynix hanno acquisito un potere contrattuale enorme sulla fornitura di memorie RAM e NAND.
Durante l’ultima conferenza sugli utili lo stesso Tim Cook ha ammesso che l’impennata dei prezzi delle memorie sta iniziando a erodere leggermente i margini lordi dell’azienda rendendo necessario valutare ogni opzione possibile per mantenere alta la redditività .
Anche se i ricavi continuano a segnare record assoluti, Apple deve agire d’anticipo e ampliare le sue opzioni industriali per non restare schiacciata nella guerra per le risorse scatenata dal boom globale dei server per l’IA.


