Siri potenziata da Gemini girerà su server Google. Anzi no. Forse si. Ma se puoi.

Siri potenziata da Gemini girerà su server Google. Anzi no. Forse si. Ma se puoi.

La questione su dove girerà effettivamente la Siri potenziata da Gemini è diventata un vero e proprio rompicapo comunicativo in cui ogni dichiarazione sembra smentire la precedente senza mai chiarire davvero i dettagli tecnici. Tutto è iniziato con l’annuncio della collaborazione tra Apple e Google, nel quale l’azienda di Cupertino ha parlato genericamente di utilizzare la tecnologia di Mountain View per i suoi modelli fondamentali, lasciando intendere che la privacy sarebbe stata garantita dalla sua infrastruttura Private Cloud Compute.

Questa rassicurazione è stata però quasi subito messa in dubbio da report che suggerivano invece una storia diversa, con i dati del chatbot destinati a essere elaborati direttamente sui server di Google e non più nel recinto chiuso di Apple.

A complicare ulteriormente il quadro sulla Siri potenziata da Gemini ci ha pensato Tim Cook durante l’ultima conferenza sugli utili, offrendo una risposta che a una prima lettura sembrava confermare l’uso del cloud proprietario Apple. Il CEO ha ribadito l’impegno a mantenere gli standard di privacy “leader del settore” attraverso l’elaborazione sul dispositivo e sul Private Cloud Compute, ma rileggendo attentamente le sue parole si nota come abbia evitato di collegare esplicitamente queste infrastrutture alla partnership con Google.

In sostanza ha confermato che Apple continuerà a usare i suoi server sicuri per le sue cose, rifiutandosi però di scendere nei dettagli specifici dell’accordo per la nuova intelligenza artificiale.

La confusione ha raggiunto l’apice poche ore fa quando i vertici di Alphabet, Sundar Pichai e Philipp Schindler, hanno sganciato una bomba mediatica definendo Google come il fornitore cloud preferito di Apple per lo sviluppo della prossima generazione di modelli. Questa affermazione sposta decisamente l’ago della bilancia, suggerendo che dietro la Siri potenziata da Gemini ci sia un’infrastruttura Google molto più massiccia di quanto Apple voglia ammettere.

Se Apple usa Google come cloud provider, l’idea che tutto giri sui server privati di Apple diventa difficilmente sostenibile, a meno che non si stia giocando sulle parole per distinguere tra la “vecchia” Siri e le nuove funzioni generative.

In definitiva ci troviamo di fronte a un gioco degli specchi dove nessuno dice nulla di definitivo e ognuno protegge la propria narrazione: Apple vuole rassicurare sulla privacy e Google vuole vantarsi della sua tecnologia cloud. La conclusione più logica che si può trarre da questa cronistoria di “non risposte” è che molto probabilmente le richieste complesse della nuova Siri finiranno sui server di Google, nonostante i tentativi di entrambe le parti di offuscare la realtà tecnica con dichiarazioni vaghe e aziendalesi.

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