Mancano sei mesi all’atteso evento di settembre (e all’ipotetica rivoluzione della line-up Apple), ma Jacopo preferisce guardare al presente. A sei mesi esatti dal lancio, tira le somme sulla sua convivenza con la gamma iPhone 17, rivelando luci e ombre di due dispositivi agli antipodi.
La sorpresa più grande arriva dall’iPhone 17 base. Acquistato quasi per caso (grazie ai buoni spesa), il telefono si è rivelato un campione di affidabilità. L’implementazione del ProMotion a 120Hz e un’ottimizzazione software eccellente (nonostante le beta di iOS 26.4) garantiscono a Jacopo un’autonomia impensabile, trasformando quello che doveva essere un muletto in un dispositivo consigliatissimo per il 95% degli utenti.
Il discorso cambia per il “re” della gamma, l’iPhone 17 Pro. Jacopo ne apprezza paradossalmente le dimensioni: nonostante sia più spesso e ingombrante rispetto all’iPhone 16 Pro, l’ergonomia risulta superiore. Tuttavia, la scocca in alluminio (un ritorno al passato dopo l’era del titanio) si è rivelata estremamente fragile. Vernice saltata, graffi sul camera plateau e un’ammaccatura da caduta hanno costretto Jacopo, da sempre nemico delle cover, a benedire l’acquisto della AppleCare+.
L’analisi tecnica si sofferma sul comparto fotografico: se la fotocamera principale non delude, lo zoom 4x da 48 Megapixel (che esegue un crop per arrivare a 8x) non convince appieno, facendo rimpiangere la purezza ottica del 5x dell’anno precedente.
Infine, una provocazione per il futuro: testando un modello americano (privo di carrellino SIM), Jacopo ha notato un drain della batteria decisamente inferiore. L’appello a Cupertino è chiaro: per i prossimi iPhone europei, via la SIM fisica e dentro batterie più capienti. E, per favore, fate tornare la colorazione nera.


