Il Play Store di Google dovrà cambiare volto a livello globale, e il merito, va detto, non è di una scelta volontaria dell’azienda. La causa intentata da Epic Games ha prodotto un accordo che obbliga Google a ridurre le commissioni e ad accettare metodi di pagamento alternativi al proprio sistema di billing interno.
Dal 30 giugno, sviluppatori attivi nel Regno Unito, nello Spazio Economico Europeo e negli Stati Uniti potranno offrire opzioni di pagamento diverse da quella Google, inclusi link diretti a siti web esterni per completare gli acquisti. Le nuove regole si estenderanno ad Australia, Giappone e Corea del Sud entro fine 2026, e al resto del mondo entro settembre 2027.
Sul fronte commissioni, la struttura diventa più articolata ma generalmente più leggera rispetto al passato. Google applicherà una commissione di servizio base del 10% sul primo milione di dollari di guadagni annuali. Sopra quella soglia, le commissioni salgono al 20% per le nuove installazioni e al 25% per quelle già esistenti prima dell’entrata in vigore delle nuove regole, con l’eccezione degli abbonamenti a rinnovo automatico. Chi sceglie di reindirizzare gli utenti verso pagamenti esterni paga una commissione del 20% se supera il milione di dollari annuo. C’è poi una commissione aggiuntiva del 5% per chi continua a usare il sistema di billing di Google Play, che si somma alla quota di servizio base. Gli sviluppatori che rientrano nei programmi Games Level Up e Apps Experience, aperti da settembre, potranno beneficiare di tariffe ridotte tra il 10% e il 20%.
Il contesto legale dietro questa svolta merita un confronto con quanto sta succedendo dall’altra parte, in casa Apple. La causa di Epic Games contro Google ha avuto un esito diverso da quella contro Apple: Google è stata riconosciuta colpevole di monopolio sul proprio app store, con commissioni gonfiate a danno degli sviluppatori, ed è arrivata a un accordo che prevede proprio queste modifiche. Apple, al contrario, sta ancora portando la battaglia fino alla Corte Suprema, e nel frattempo applica regole diverse paese per paese: zero commissioni sui link esterni negli Stati Uniti, conformità al Digital Markets Act in Europa, ma nessuna politica unificata a livello globale come quella che Google ha appena introdotto.
Non è da escludere che questa mossa di Google finisca per pesare anche sull’esito della disputa legale ancora aperta tra Apple ed Epic Games, considerando che le due aziende hanno storicamente applicato commissioni molto simili tra loro.


