Il rincaro dei prezzi su iPad e MacBook ha trovato un critico di peso: il senatore indipendente Bernie Sanders ha definito Tim Cook la personificazione dell’avidità aziendale. In un tweet, Sanders si è chiesto come un’azienda che dichiara profitti miliardari ogni anno, e che spende più dei propri utili annuali in riacquisti di azioni, possa decidere di scaricare sui consumatori l’aumento dei costi dei chip. “Questi aumenti non sono inevitabili,” ha scritto. “Sono inaccettabili”.
Va detto che Sanders ha sovrastimato la cifra spesa da Apple in buyback nel 2025, indicando 310 miliardi di dollari quando in realtà l’ammontare reale è stato di 89,3 miliardi.
La giustificazione ufficiale di Apple, fornita da Tim Cook il 17 giugno, punta tutta sui costi dei chip di memoria e storage, spinti alle stelle dalla domanda dei data center AI. La situazione sarebbe talmente critica che Apple avrebbe chiesto il permesso alla Casa Bianca di acquistare chip di memoria da ChangXin Memory Technologies, azienda cinese inserita in una lista nera. Per ora l’iPhone è rimasto fuori dai rincari, ma le aspettative per i modelli Pro in arrivo a settembre non sono rosee: alcune stime parlano di un aumento di 300 dollari per l’iPhone 18 Pro, portandolo a 1.399 dollari, mentre J.P. Morgan ipotizza un rialzo più contenuto, di soli 50 dollari, fino a 1.149.
Corporate greed is Tim Cook, the billionaire Apple CEO, claiming that hiking prices on Apple products by over $200 is "unavoidable" after it made $112 billion in profits last year & spent $310 billion on stock buybacks.
— Sen. Bernie Sanders (@SenSanders) June 25, 2026
These price hikes aren't unavoidable. They're…
Mark Gurman, nella sua newsletter Power On, ha riassunto la posizione di Apple con una frase secca: “Apple è un’azienda, non un’opera di beneficenza”.
Sul fronte di Wall Street, il sostegno ad Apple resta forte. L’analista Wedbush Dan Ives, da sempre tra i più favorevoli all’azienda di Cupertino, ha definito la mossa “quella giusta per i margini”. Gene Munster di Deepwater Asset Management ha aggiunto che i clienti Apple restano fedeli all’ecosistema, stimando 1,5 miliardi di consumatori “ancorati” ai prodotti dell’azienda anche dopo il rincaro.
Il mercato, però, non ha reagito con altrettanta serenità : le azioni Apple sono scese di oltre il 6% nel giorno dell’annuncio, chiudendo a 275,20 dollari, in calo del 10% rispetto al massimo storico di 315,20 dollari toccato il 2 giugno. Una flessione che ha eroso circa 500 miliardi di dollari di valore di mercato, e che Munster ha definito una “reazione eccessiva basata sulla paura di una distruzione della domanda”.
Il prossimo report sugli utili, previsto per il 30 luglio, sarà troppo presto per misurare gli effetti reali dei rincari, entrati in vigore solo il 25 giugno.


