Apple ha risposto alla causa intentata da tre canali YouTube che accusavano l’azienda di aver violato il Digital Millennium Copyright Act, scaricando milioni di video protetti da copyright per addestrare i propri modelli IA senza alcuna autorizzazione. La causa, depositata ad aprile presso il tribunale distrettuale del Northern District of California come azione collettiva, coinvolge i canali h3h3Productions, MrShortGame Golf e Golfholics, che accusano l’azienda di Cupertino di aver “deliberatamente aggirato” le protezioni di YouTube contro lo scraping dei video, traendone un “sostanziale profitto”.
Secondo la denuncia, si tratterebbe di “un attacco ingiustificabile” alla comunità di creator il cui lavoro alimenterebbe l’industria dell’IA generativa senza alcun compenso.
I canali coinvolti non sono di poco conto: h3h3Productions, fondato da Ethan Klein e Hila Klein, conta milioni di follower ed è alla base anche dell’H3 Podcast, mentre MrShortGame Golf e Golfholics raggiungono centinaia di migliaia di iscritti ciascuno. Gli stessi proprietari hanno depositato cause equivalenti anche contro Meta, Nvidia, ByteDance e Snap, segno che la questione va ben oltre il singolo caso Apple e riguarda più in generale le pratiche di raccolta dati usate dalle big tech per addestrare i propri sistemi di intelligenza artificiale.
Nella risposta depositata questa settimana, Apple ha sostenuto che i video in questione erano stati resi pubblicamente disponibili su YouTube dagli stessi ricorrenti, e che accedervi rientrava pienamente nelle possibilità concesse dal DMCA e dai termini di servizio della piattaforma. “I ricorrenti sostengono di aver pubblicato opere audiovisive su YouTube, e che chiunque possa vederle lì”, si legge nella risposta legale. “Nessuna password. Nessun pagamento. Nessun blocco. Nessuna chiave”.
Apple ha aggiunto che le presunte misure tecnologiche di protezione impiegate da YouTube non “controllano l’accesso alle opere” come richiesto dalla sezione 1201(a) della normativa, proprio perché la piattaforma garantisce un accesso pubblico ai contenuti.
Sulla base di questi argomenti, l’azienda ha chiesto formalmente al tribunale di respingere la causa per mancata configurazione di una richiesta legittima.


