L’amministratore delegato della divisione IA di Microsoft, Mustafa Suleyman, ha lanciato un avvertimento che scuote le fondamenta del mercato del lavoro odierno: l’intelligenza artificiale potrebbe automatizzare la quasi totalità delle professioni intellettuali e d’ufficio entro i prossimi 12-18 mesi.
In una recente intervista al Financial Times, il dirigente ha sottolineato come ruoli che si svolgono prevalentemente davanti a un computer, dai project manager agli avvocati, passando per i contabili e gli esperti di marketing, siano destinati a essere gestiti autonomamente dagli algoritmi in tempi brevissimi. Questa previsione delinea una trasformazione radicale per chi opera nel settore dei servizi e della conoscenza, suggerendo che le competenze umane dovranno evolversi rapidamente per restare rilevanti.
I segnali di questo cambiamento epocale sono già tangibili nel campo dell’ingegneria del software, dove i programmatori si affidano massicciamente agli assistenti virtuali per la stesura del codice. Le ripercussioni più immediate e preoccupanti riguardano però l’accesso al mondo del lavoro per i più giovani. Secondo le stime riportate da Dario Amodei, CEO di Anthropic, questa tecnologia è sul punto di cancellare fino al 50% delle posizioni entry-level nell’ambito dei lavori non manuali.
L’automazione dei compiti ripetitivi e ridondanti rischia di alzare notevolmente l’asticella per le nuove generazioni, rendendo l’ingresso nel mercato occupazionale una sfida sempre più ardua e riducendo le opportunità di apprendistato tradizionale.
Oltre al rischio di sostituzione, emerge un fenomeno collaterale definito “affaticamento da AI”: sebbene la tecnologia permetta di raggiungere KPI sempre più ambiziosi, i professionisti riportano livelli di esaurimento estremo dovuti alla complessità crescente del lavoro residuo. Mentre laboratori come Google DeepMind e OpenAI corrono verso l’AGI (Intelligenza Artificiale Generale), le opinioni sul futuro divergono nettamente.
Se da un lato Demis Hassabis di Google teme che la società non sia pronta per sistemi superiori all’intelletto umano, dall’altro Sam Altman prevede che l’AGI arriverà entro 5 anni ma con un impatto sociale sorprendentemente meno traumatico di quanto si immagini.


