Se avete seguito i The Game Awards 2025, probabilmente avete ancora negli occhi lo scintillio delle grandi produzioni e le sfilate di statuette per i soliti noti. Tra un Clair Obscur che ha fatto man bassa di premi e le solite celebrazioni dei budget milionari, c’è stata una vittima illustre, un silenzioso caduto sul campo di battaglia che meritava molto, molto di più. Parliamo di Blue Prince, il titolo di debutto dello studio Dogubomb.
Nominato come Miglior Debutto Indie e Miglior Gioco Indipendente, è tornato a casa a mani vuote, schiacciato dai giganti. E lasciatecelo dire: è un peccato capitale, perché questo non è solo un bel gioco indie, è una delle opere più intelligenti e raffinate degli ultimi dieci anni.
Un capolavoro di design invisibile
Perché tanto rumore per un gioco che non ha vinto nulla?Perché Blue Prince rappresenta l’antitesi del videogioco moderno che ti tiene per mano. Non ci sono indicatori luminosi che ti dicono dove andare, non ci sono tutorial invasivi che ti spiegano come respirare.
È un titolo che rispetta la tua intelligenza in un modo che avevamo dimenticato. Il fatto che la giuria dei TGA abbia preferito titoli più appariscenti o narrativamente urlati dimostra ancora una volta come l’industria fatichi a premiare il design puro rispetto alla presentazione scenografica.
Blue Prince non ha bisogno di cutscene cinematografiche per tenerti incollato allo schermo, gli basta una planimetria e la tua curiosità.

L’eredità di Monte Holly
La premessa è ingannevolmente semplice, quasi banale.
Siete Simon, e avete ereditato la misteriosa tenuta di Mt. Holly dal vostro eccentrico zio. C’è solo un piccolo problema: per reclamare l’eredità, dovete trovare la Stanza 46.
Sembra facile, vero? Peccato che la casa non esista. O meglio, la casa cambia ogni giorno.
Il gioco vi mette nei panni di un architetto involontario: ogni volta che varcate una soglia, dovete decidere cosa c’è dietro. Non state solo esplorando un maniero, lo state costruendo passo dopo passo, stanza dopo stanza, cercando di dare un senso a un caos geometrico che sembra prendersi gioco di voi.

Il Magic Draft: la droga del mattone
Il cuore pulsante del gioco è una meccanica di drafting che crea dipendenza fisica. Ogni volta che aprite una porta, il gioco vi propone tre opzioni di stanze da piazzare: una camera da letto? Una serra? Una biblioteca?
La scelta non è mai solo estetica. Ogni stanza ha regole, costi e sinergie nascoste.
Piazzare una cucina vicino a una sala da pranzo potrebbe darvi dei vantaggi, mentre mettere un vicolo cieco nel posto sbagliato potrebbe rovinarvi l’intera giornata.
È un puzzle in movimento costante, una partita a scacchi contro l’architettura stessa, dove ogni mossa apre nuove possibilità e chiude, letteralmente, altre porte.


Il giorno della marmotta architettonico
Qui arriva il genio: Blue Prince è un roguelike, ma non nel senso frenetico a cui siamo abituati. Avete un numero limitato di passi (la vostra energia) da spendere ogni giorno virtuale. Quando i passi finiscono, la giornata termina e la casa si resetta. Svanisce tutto. Il giorno dopo ripartite dall’ingresso, con una planimetria vuota e nuove carte in mano.
Potrebbe sembrare frustrante, invece è liberatorio.
Sapere che nulla è permanente vi spinge a sperimentare, a tentare strade assurde, a sprecare una giornata solo per vedere cosa succede se riempite un corridoio di sole dispense.
L’unica cosa che rimane tra un reset e l’altro è la vostra conoscenza: gli appunti che prenderete sono l’unica vera progressione.
Investigazione analogica
Viviamo In un’era digitale, ma Blue Prince vi costringerà a tornare all’analogico. Vi ritroverete a tenere un taccuino sulla scrivania, scribacchiando codici, disegnando schemi e collegando puntini mentali come un detective paranoico in un film noir.
Il gioco è disseminato di indizi visivi, note criptiche e oggetti che sembrano inutili finché non avrete l’illuminazione divina tre giorni dopo.
C’è un piacere quasi tattile nel risolvere i suoi misteri, una soddisfazione che deriva dal capire davvero come funziona il mondo di gioco, non dall’aver sbloccato un’abilità in un menu.
È un gioco che vi chiede di osservare, non solo di guardare.

Un gioco di parole che vale il prezzo del biglietto
Senza fare spoiler che vi rovinerebbero la sorpresa, c’è un motivo se il gioco si chiama Blue Prince. Il titolo stesso è un gioco di parole delizioso (in inglese Blueprints significa planimetrie) che nasconde molto più di quanto sembri.
Tutta l’estetica del gioco, dai colori tenui alla musica ipnotica, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi onirica. Non c’è ansia, non c’è fretta, c’è solo il mistero.
È un titolo cozy ma inquietante allo stesso tempo, capace di tenervi svegli la notte non per la paura, ma perché il vostro cervello sta ancora cercando di incastrare quel pezzo di puzzle che vi sfugge.


Il vincitore morale
Forse Blue Prince non ha portato a casa la statuetta dorata quest’anno. Forse è troppo cerebrale, troppo lento o troppo strano per il grande pubblico dei blockbuster. Ma tra dieci anni, quando avremo dimenticato l’ennesimo action-adventure fotocopiato che ha vinto il GOTY, ci ricorderemo ancora dei corridoi infiniti di Mt. Holly.
Se avete un briciolo di amore per il game design, per i puzzle o semplicemente per le cose fatte con il cuore e con il cervello, fatevi un regalo: ignorate i premi e giocateci.
La vera vittoria, in questo caso, è scoprire la Stanza 46.
Blue prince è disponibile su Steam (PC e Mac), Playstation, Xbox e Game Pass.
Il gioco è interamente in inglese, ma esiste una traduzione italiana amatoriale per la versione PC.


