Elden Ring: ecco perchè è un’opera magna che ha definito un decennio

Elden Ring: ecco perchè è un’opera magna che ha definito un decennio

Elden Ring

Per comprendere la reale portata del fenomeno Elden Ring, non possiamo limitarci a guardare il calendario del 2022. Dobbiamo fare un passo indietro, tornando in un’epoca in cui FromSoftware era un nome oscuro, noto solo a una nicchia di appassionati di robottoni (per il loro Armored Core) e di giochi di ruolo in prima persona rigidi e spigolosi come King’s Field. La strada verso l’Olimpo è stata lastricata di fallimenti apparenti e scommesse rischiose.

Ricordiamo bene la storia di Demon’s Souls nel 2009: un progetto travagliato, considerato spazzatura dai dirigenti Sony che si rifiutarono di pubblicarlo in Occidente, convinti che fosse troppo difficile, troppo criptico, troppo “vecchio”. Fu solo grazie alla tenacia di Hidetaka Miyazaki e al passaparola febbrile dei giocatori che quel titolo divenne un cult, ponendo le basi per la trilogia di Dark Souls.

Quello che è seguito è stato un decennio di perfezionamento maniacale. FromSoftware non ha inseguito le mode del mercato, che spingevano verso esperienze cinematografiche e guidate; al contrario, ha affinato la propria formula, educando il pubblico a un nuovo linguaggio. Hanno insegnato ai giocatori la pazienza con Dark Souls, l’aggressività con Bloodborne e la precisione ritmica con Sekiro: Shadows Die Twice.

Elden Ring non è un fulmine a ciel sereno, ma la somma algebrica di quindici anni di sperimentazione, errori e successi. È il punto di arrivo di uno studio che ha saputo trasformare la frustrazione in estasi, passando dall’essere i “sadici del settore” a diventare i portabandiera dell’intero medium videoludico.

L’Evento Generazionale: oltre l’Hype

Quando Elden Ring è arrivato sul mercato nel febbraio 2022, l’aria era elettrica. Dopo anni di silenzio stampa, un periodo che la community ricorda ironicamente come “The Great Hollowing”, il gioco non si è limitato a uscire, ma ha monopolizzato la conversazione culturale globale.

Ricordo ancora amici letteralmente spariti per un mese dopo l’uscita.

La collaborazione con George R.R. Martin per la stesura della mitologia di fondo ha sicuramente acceso i riflettori, ma è stata la sostanza del gioco a tenerli puntati. La ricezione è stata un plebiscito: voti perfetti ovunque, oltre 25 milioni di copie vendute e il premio come Game of the Year ai The Game Awards 2022 vinto quasi per acclamazione.

Ma la vera dimostrazione di forza è arrivata nel 2024 con Shadow of the Erdtree. In un’epoca in cui i DLC sono spesso contenuti tagliati dal gioco base o brevi riempitivi, FromSoftware ha rilasciato un’espansione che, per dimensioni e densità, surclassa interi giochi tripla A venduti a prezzo pieno.

Con una mappa stratificata che sfida la logica euclidea e boss fight che hanno ridefinito il concetto di spettacolo, questa seconda ribalta ha confermato che il successo iniziale non era figlio dell’hype, ma il risultato di una qualità oggettiva e tangibile.

Un mondo dipinto col sangue e con l’oro

Ciò che eleva Elden Ring al di sopra della concorrenza open world è la sua direzione artistica, che definiremo senza timore miracolosa. Hidetaka Miyazaki e il suo team hanno rifiutato l’approccio “checklist” tipico dei moderni mondi aperti, dove la mappa è costellata di icone che trasformano l’esplorazione in un lavoro d’ufficio.

L’Interregno è costruito come un quadro romantico dell’Ottocento: vasto, malinconico e sublime.

Ogni regione ha una sua identità cromatica e narrativa distinta. Pensiamo al contrasto brutale tra la putrescenza scarlatta di Caelid, un incubo biologico a cielo aperto, e la maestosità dorata di Leyndell, la Capitale Reale, con le sue architetture che raccontano millenni di storia senza proferire parola.

La cura per i dettagli è ossessiva, quasi patologica. Non si tratta solo di texture ad alta risoluzione, ma di environmental storytelling: la posizione di un cadavere, l’incisione su uno scudo o la statua in una cripta dimenticata ci raccontano cosa è successo in quel luogo molto prima del nostro arrivo.

Anche i nemici non sono semplici ostacoli messi lì per essere abbattuti, ma abitanti di un ecosistema coerente.

Dai soldati semplici che pattugliano stancamente le strade ai boss semidei come Malenia, Radahn o Messmer l’Impalatore, ogni avversario è caratterizzato da un design visivo e sonoro che incute timore e rispetto.

È un mondo che esiste a prescindere dal giocatore, indifferente al nostro passaggio, e proprio per questo incredibilmente affascinante.

L’Arsenale dei Senzaluce: libertà totale

La complessità del titolo si specchia nella sconfinata varietà di strumenti di morte offerti al giocatore.

Facendo una stima approssimativa che unisce il gioco base e l’espansione, ci troviamo di fronte a un arsenale di circa 400 armi uniche. Ma il numero in sé non renderebbe giustizia alla profondità del sistema. Non siamo di fronte a semplici variazioni statistiche: ogni categoria di arma possiede un proprio moveset, un proprio “peso” fisico e un feedback unico.

Il sistema delle Ceneri di Guerra ha poi rivoluzionato la personalizzazione, permettendo di infondere abilità magiche o fisiche su quasi ogni strumento. Volete essere un samurai che evoca fulmini con la katana? Potete farlo. Preferite un colosso corazzato che brandisce un’ancora arrugginita o uno stregone che scaglia lune piene? Il gioco vi dice di sì.

Questa libertà permette di trasformare Elden Ring in cento giochi diversi: un action frenetico, un GDR tattico o uno sparatutto magico, a seconda di cosa impugnate nella mano destra.

Il mito della difficoltà e l’accessibilità democratica

Arriviamo al punto cruciale, spesso fonte di dibattito: la difficoltà. Esiste una narrazione tossica ed elitista secondo cui i giochi FromSoftware siano riservati a una casta di “eletti” dai riflessi sovrumani.

Vogliamo sfatare questo mito con forza: Elden Ring è il titolo più accessibile e democratico mai creato dallo studio.

La struttura open world è la vera “modalità facile”: se un boss vi blocca la strada, non siete costretti a sbatterci la testa all’infinito come nei vecchi Souls. Potete girare i tacchi, esplorare un’altra regione, trovare equipaggiamento migliore, salire di livello e tornare dopo dieci ore per vendicarvi.

Inoltre, l’introduzione delle Ceneri di Spirito (come la celebre Lacrima Riflessa o Tiche dei Neri Coltelli) ha cambiato le regole del gioco. Queste evocazioni, controllate dalla CPU, possono distrarre i boss, assorbire danni e creare finestre di attacco che prima erano impensabili.

Lo diciamo con assoluta onestà, mettendoci in gioco in prima persona: chi scrive questo articolo rientra fieramente nella categoria dei giocatori che la community definirebbe senza mani. Non abbiamo i riflessi di un pro-player, andiamo nel panico, sbagliamo le schivate (e soprattutto i parry).

Eppure, abbiamo completato il gioco, esplorato ogni anfratto e sconfitto quasi ogni semidio. Se ci siamo riusciti noi, con la giusta pazienza e sfruttando gli strumenti che il gioco offre, può riuscirci chiunque.

Elden Ring non chiede perfezione, chiede solo perseveranza e passione.

Il Futuro di FromSoftware e l’eredità lasciata

Cosa ci aspetta ora che l’Albero Madre è (##non possiamo dirvelo##) e i segreti dell’Interregno svelati? La storia ci insegna che Hidetaka Miyazaki è allergico ai sequel diretti fatti per inerzia. È molto probabile che Elden Ring rimanga un’opera monolitica, un unicum irripetibile. Il futuro di FromSoftware potrebbe virare verso orizzonti completamente nuovi, magari tornando a dimensioni più contenute ma più dense, o esplorando ambientazioni fantascientifiche o horror ancora più spinte.

Qualunque sia la prossima mossa, l’eredità di Elden Ring è già scolpita nella pietra. Ha alzato l’asticella a un livello tale che ogni gioco open world deve inevitabilmente confrontarsi con esso. Ha dimostrato all’industria che non serve tenere il giocatore per mano con indicatori luminosi e tutorial invasivi, ma basta trattarlo come un essere intelligente, capace di perdersi e di ritrovarsi.

Elden Ring è il miglior gioco del decennio non perché è perfetto, ma perché ci ha restituito il senso della meraviglia, quel brivido dell’ignoto che avevamo dimenticato.

Se non avete mai giocato Elden Ring, speriamo che questo articolo vi spinga a farlo, perché fidatevi di noi: una volta giocato, nella vostra vita da gamer, esisterà per sempre un pre, e un post Elden Ring.

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