Se analizziamo il futuro di Xbox dopo gli ultimi clamorosi eventi, emerge un quadro a dir poco turbolento per la divisione videoludica dell’azienda di Redmond.
Phil Spencer, il volto storico che ha guidato il marchio per oltre un decennio, ha annunciato l’abbandono della sua posizione dopo 38 anni di carriera in Microsoft. Questa uscita di scena segna la fine di un’era, ma a trasformare la notizia in un vero terremoto aziendale è stata la contestuale e improvvisa dimissione di Sarah Bond. L’ormai ex presidente di Xbox era considerata da molti come la naturale erede di Spencer, e la sua uscita simultanea dipinge una spaccatura profonda ai vertici dell’azienda.
Per sostituire la vecchia guardia, il CEO Satya Nadella ha nominato Asha Sharma come nuova amministratrice delegata di Microsoft Gaming. Il curriculum della nuova dirigente parla chiaro: esperienze pregresse come direttrice operativa presso Instacart, vice presidente in Meta e, più recentemente, a capo della divisione CoreAI della stessa azienda di Redmond.
Decisamente un netto cambio di rotta.
La leadership passa da figure storicamente legate allo sviluppo di videogiochi a un’esperta di intelligenza artificiale e di espansione di piattaforme su scala globale.

Il dettaglio che ha scatenato le proteste della community riguarda proprio la totale assenza di esperienza videoludica della nuova amministratrice delegata. Durante una rapida ricerca online sul suo profilo pubblico, i giocatori hanno scoperto che il suo gamertag mostra un’attività quasi inesistente. Sharma ha sbloccato il suo primissimo obiettivo solo a metà gennaio 2026, ha giocato a “Borderlands 2” per appena 59 minuti e ha interrotto la partita al livello 2, per poi trascorrere solo due ore e mezza su “Minecraft”.
Questo distacco abissale dal videogioco vissuto in prima persona contrasta in modo netto con l’immagine da vero appassionato che Spencer ha sempre proiettato in questi anni.
Per calmare le acque, Sharma ha subito inviato un messaggio ai dipendenti e ha rilasciato alcune dichiarazioni pubbliche. Ha promesso di rispettare l’arte del videogioco e ha assicurato che l’azienda non inonderà l’ecosistema con spazzatura senz’anima creata dall’intelligenza artificiale. Nonostante queste rassicurazioni formali, il sospetto dei fan rimane alto. Molti analisti ritengono che la sua nomina serva principalmente a tagliare i costi, a standardizzare le operazioni e a integrare i nuovi modelli linguistici all’interno dell’infrastruttura di sviluppo, a discapito dell’identità culturale degli studi.
A fare da scudo creativo in questa fase di transizione, ci sarà Matt Booty, che è stato promosso a direttore dei contenuti. Sarà lui a gestire direttamente gli studi di sviluppo, e dovrà fare da ponte tra la nuova leadership puramente aziendale e le esigenze artistiche dei programmatori. Questa mossa dimostra che l’azienda di Redmond è consapevole del vuoto lasciato da Spencer e Bond, e cerca di mantenere un minimo di continuità per gestire colossi come Activision Blizzard e Bethesda.

Se guardiamo al quadro generale, il futuro di Xbox appare sempre più slegato dal concetto di console tradizionale. L’inserimento di una figura esperta in servizi e cloud al comando supremo indica che l’obiettivo finale non è vendere hardware, ma distribuire software ovunque.
Per i giocatori su PC, questa transizione potrebbe tradursi in una vittoria totale.
Le macchine da salotto perderanno inevitabilmente rilevanza, e trasformeranno i computer e gli abbonamenti Game Pass nell’unico vero ecosistema in cui il futuro di Xbox prenderà vita, senza più i vincoli imposti dalle vecchie guerre tra console.


