I giochi Gacha promettono qualcosa che nessun altro genere riesce a offrire con la stessa efficacia: la sensazione di tenere in mano un jackpot ogni volta che si preme un pulsante. Il meccanismo è semplice sulla carta, si spende una valuta premium per ottenere un personaggio, la tua waifu dei sogni, o un’arma casuale con una probabilità dichiarata, spesso bassissima per gli oggetti più rari. Quello che succede dopo, però, è tutt’altro che semplice.
Dietro l’apparente casualità si nasconde un’architettura psicologica studiata nei minimi dettagli, pensata per massimizzare il tempo di permanenza e la spesa dei giocatori. E il problema più serio non è nemmeno il meccanismo in sé, quanto quello che succede quando il gioco in cui hai investito tempo e denaro chiude improvvisamente i battenti, portandosi via tutto quello che avevi costruito.


Non tutti falliscono
Alcuni titoli Gacha sono riusciti a costruire ecosistemi solidi e longevi. Genshin Impact di HoYoverse resta l’esempio più citato, un successo capace di ridefinire gli standard qualitativi dell’intero genere e di generare ricavi miliardari anno dopo anno.
Wuthering Waves di Kuro Games ha seguito una traiettoria simile, consolidandosi rapidamente come uno dei titoli d’azione più seguiti del settore.
A questi si aggiungono Honkai: Star Rail, sempre firmato HoYoverse, e Fate/Grand Order, che nonostante l’età avanzata per gli standard mobile continua a generare introiti considerevoli in Giappone.
Questi giochi condividono caratteristiche precise: budget produttivi enormi, aggiornamenti di contenuto costanti, e soprattutto la capacità economica di sostenere anni di sviluppo anche quando i margini si assottigliano temporaneamente.
Il problema è che questi casi rappresentano l’eccezione, non la regola.
Secondo un’analisi del database Rinjin, specializzato nel monitoraggio dei titoli Gacha e live-service, su circa 2.200 giochi censiti ben 1.541 hanno terminato il servizio prima di raggiungere il terzo anno di vita. Ventotto titoli hanno chiuso entro i primi tre mesi dal lancio, altri 163 entro sei mesi.
Il primo anno si è rivelato fatale per 501 giochi, mentre il secondo anno, quello in cui l’entusiasmo iniziale si esaurisce ma la base di giocatori stabile non si è ancora consolidata, ne ha travolti altri 554. Un altro capitolo importante di questa storia riguarda proprio quella fascia temporale: il secondo anno di vita sembra essere il momento più pericoloso in assoluto per un Gacha, la zona grigia in cui il gioco deve dimostrare di poter sopravvivere senza più l’effetto novità a sostenerlo.

Ma molti lo fanno
Gli esempi concreti non mancano, e alcuni raccontano storie particolarmente amare. Tribe Nine, sviluppato da Akatsuki Games in collaborazione con i creatori di Danganronpa, era uscito a febbraio 2025 con recensioni perlopiù positive, sia su Steam che su Google Play. Nonostante questo, l’azienda ha annunciato la chiusura del servizio per il 27 novembre dello stesso anno, meno di dieci mesi dopo il lancio, senza fornire spiegazioni dettagliate oltre a un generico riferimento a una “decisione difficile”.
Ancora più emblematico il caso di Atelier Resleriana, chiuso ad appena un anno dal debutto e con un tempismo che ha lasciato la community basita: l’annuncio è arrivato subito dopo l’evento del primo anniversario, e prima ancora che si concludesse l’arco narrativo principale al capitolo 21. Chi aveva seguito la storia fino a quel punto si è ritrovato senza un finale.
Non va meglio guardando ai colossi del settore. Square Enix, pur essendo un editore di peso, ha collezionato una serie di chiusure difficili da ignorare: Echoes of Mana è durato poco più di un anno, da aprile 2022 a maggio 2023, mentre War of the Visions: Final Fantasy Brave Exvius, spin-off tattico della serie, ha chiuso i server globali a maggio 2025 dopo cinque anni di attività , una longevità che nel panorama Gacha viene considerata quasi un traguardo.
Anche Love Live! School Idol Festival 2 Miracle Live merita una menzione, seppure per motivi opposti: l’azienda ha annunciato contemporaneamente la data di lancio e quella di chiusura, concedendo ai giocatori appena tre mesi di vita del gioco prima dello spegnimento definitivo dei server.

Il gancio
Quello che rende questa dinamica particolarmente sgradevole è il meccanismo con cui molti Gacha attirano i nuovi giocatori. Le prime ore, spesso i primi giorni, sono costruite per regalare una sensazione di generosità quasi sfacciata: pull gratuite in abbondanza, personaggi rari facilmente ottenibili, progressione rapida e gratificante. È il classico periodo di luna di miele, pensato per creare un attaccamento emotivo al gioco prima ancora che il giocatore si renda conto di quanto sia costruito artificialmente. Superata questa fase iniziale, il ritmo cambia bruscamente: la progressione rallenta, i materiali necessari per potenziare i personaggi diventano scarsi, i tassi di drop calano, e improvvisamente quello che sembrava un gioco generoso si trasforma in un sistema studiato per spingere verso l’acquisto.
Non è un caso isolato o un difetto di design, è una strategia commerciale precisa, replicata con costanza da un titolo all’altro perché statisticamente efficace nel convertire i giocatori gratuiti in paganti.

Definire questo approccio predatorio non è un’esagerazione. Il termine descrive con precisione un modello di business che sfrutta meccanismi psicologici vicini a quelli del gioco d’azzardo, come la variabile ricompensa casuale e la pressione del tempo limitato sugli eventi, per estrarre valore economico da persone spesso giovani o comunque vulnerabili a questo tipo di dinamiche. E quando il gioco chiude, quel valore economico semplicemente scompare.
Non esiste un rimborso proporzionale al tempo o al denaro investito, non esiste una compensazione reale per i personaggi sbloccati con centinaia o migliaia di euro di pull, non esiste alcuna forma di proprietà su quello che si è costruito. Chi ha speso mille euro per ottenere un personaggio raro in un Gacha che chiude dopo otto mesi si ritrova, letteralmente, con niente in mano, se non un account cancellato e magari qualche screenshot.

Come affrontare i Gacha
Il consiglio più sensato, per chi si avvicina a questi titoli, resta quello di informarsi prima di investire denaro reale, valutando la storia dello sviluppatore, la stabilità finanziaria dell’azienda dietro il progetto, e soprattutto la propria disponibilità a considerare ogni euro speso come irrimediabilmente perso, indipendentemente da quanto il gioco possa sembrare solido al momento dell’acquisto.
Il mercato Gacha giapponese, valutato attorno agli 11 miliardi di dollari tra agosto 2024 e luglio 2025, mostra segni evidenti di saturazione, con troppi titoli che si contendono un pubblico che semplicemente non può sostenerli tutti.
In questo contesto, la domanda da porsi prima di ogni acquisto non dovrebbe essere quanto vale quel personaggio oggi, ma cosa resterà di quell’investimento tra un anno, quando le probabilità dicono che più della metà dei Gacha in circolazione non ci sarà più.
Giocare ai Gacha non è sbagliato, ma bisogna essere consapevoli delle meccaniche del genere, della propria disponibilità finanziaria, e del fatto che, a tutti gli effetti, si sta giocando a un casinò virtuale, che però non ha nessun payout.


