Il rilascio pubblico di iOS 26.5 chiude virtualmente il ciclo software più travagliato della storia recente di Apple. Nel secondo appuntamento della rubrica “maggiOS”, Jacopo traccia un bilancio lucido e a tratti critico sull’esperienza d’uso maturata in questi mesi, gettando lo sguardo verso i rimedi attesi per la WWDC del prossimo 8 giugno.
La strada per il prossimo aggiornamento sembra tracciata: Apple ha un disperato bisogno di un rilascio in stile Snow Leopard. Meno feature-manifesto e una profonda riscrittura e pulizia del codice per restituire stabilità e fluidità.
A questo processo di ottimizzazione, Jacopo affianca una richiesta di razionalizzazione dell’interfaccia: basta ridondanze. Con l’arrivo dell’app Telefono anche su iPad e Mac, è tempo di fondere Telefono, FaceTime e Contatti in un unico hub di comunicazione nativo.
L’ottimizzazione pura rischia però di scontrarsi con le aspettative di un’utenza affamata di novità. Oggi iOS è diventato un sistema operativo prevedibile. Ad alimentare la frustrazione nel Vecchio Continente contribuisce il pesante gatekeeping normativo: funzioni di Siri integrate in iOS 26 che cambiano la vita quotidiana (come l’Hold Assist, che attende in linea al telefono coi call center per noi o lo screening delle chiamate sconosciute) rimangono inaccessibili in Europa.
L’8 giugno Apple dovrà dimostrare di saper bilanciare la stabilità ingegneristica con la capacità di riaccendere la vera scintilla dell’innovazione.


