Il movimento Stop Killing Games, del quale abbiamo parlato qui, ha raccolto 1,3 milioni di firme in tutta Europa. Un milione e trecentomila persone che hanno dedicato il loro tempo a firmare una petizione per chiedere che i videogiochi, prodotti pagati dai consumatori, restino accessibili anche dopo che gli sviluppatori decidono di spegnerli.
Per riassumere molto velocemente, il caso scatenante era stato The Crew di Ubisoft, reso inaccessibile nel 2024 nonostante migliaia di copie vendute: niente rimborso, niente versione offline, niente di niente. La risposta della Commissione Europea è ora arrivata, e non ci piace per niente: nessuna nuova legge. I diritti di proprietà intellettuale dei publisher vanno tutelati, quelli dei consumatori no, e questo, secondo Bruxelles, pesa più di un milione e tre di firme.
La Commissione non ha chiuso del tutto il dossier, ma il risultato pratico è deludente. Al posto di una legislazione vincolante, l’UE ha promesso di avviare un dialogo con l’industria videoludica e i rappresentanti dei consumatori per costruire un codice di condotta volontario (lol. NdR) sulla gestione del fine vita dei giochi online. Un tavolo di lavoro, insomma. Gli organizzatori di Stop Killing Games hanno già annunciato che porteranno la questione direttamente al Parlamento Europeo, chiedendo che la tutela venga inserita nel Digital Fairness Act. Un percorso più lungo, meno garantito, ma forse l’unico rimasto.
Ubisoft CEO is today having an "invitation-only" meeting with the European Commission, hosted by VGE, 2 weeks before the EC planned answer to our ECI.
— Stop Killing Games Official (@StopKilingGames) June 3, 2026
SKG was not invited.
Thus, we publish an Open Letter, that we invite everyone of you to read it and share it for visibility. pic.twitter.com/aOcjheiUxE
Sullo sfondo, pare ci sia stato un incontro a porte chiuse tra funzionari della Commissione e rappresentanti di alcuni grandi publisher nelle due settimane precedenti alla risposta ufficiale. Questo aiuterebbe a spiegare una certa cautela istituzionale su un tema dove la posizione dei cittadini sembrava abbastanza chiara. Forse. O forse la Commissione avrebbe risposto allo stesso modo comunque.
Il punto finale è questo: 1,3 milioni di firme non sono bastate a spostare di un centimetro la posizione dell’Unione Europea sui videogiochi. Se questo movimento, con tutta la sua visibilità e il suo seguito trasversale, non ha prodotto legislazione, è difficile immaginare che Bruxelles stia perdendo il sonno per le preoccupazioni dei cittadini europei su altri fronti tecno-digitali, come ad esempio la questione Siri AI e i confini tra assistenti intelligenti e raccolta dati.
Ma questi sono problemi complicati, certo, e l’Europa ha bisogno di tempo per valutare. Nel frattempo: ottimo lavoro, Unione Europea.


