Dal 2 agosto sono entrate in vigore in tutta l’Unione Europea le nuove regole sulla trasparenza dell’IA, previste dall’articolo 50 dell’AI Act. La normativa impone agli editori di contenuti di contrassegnare determinate tipologie di materiale generato con l’intelligenza artificiale, oltre a informare gli utenti ogni volta che stanno interagendo con un chatbot o un agente automatizzato piuttosto che con una persona reale.
Secondo quanto scritto dalla Commissione Europea nelle nuove linee guida, l’obiettivo è favorire fiducia e integrità nell’ecosistema informativo, permettendo alle persone di sapere quando si trovano davanti a contenuti frutto dell’IA e di calibrare di conseguenza il proprio livello di fiducia.
Le regole distinguono due livelli di etichettatura. Un contenuto che sembra autentico, come immagini, audio o video generati con tecniche deepfake ma realizzato con il supporto dell’IA, dovrà portare semplicemente il marchio “IA”. Se invece il materiale risulta interamente generato dalla macchina, senza alcun intervento umano, la normativa richiede l’etichetta “Generato con IA”, applicabile per esempio a video con deepfake di politici, brani musicali o opere d’arte completamente composti dall’intelligenza artificiale, oppure riassunti giornalistici prodotti in autonomia dai sistemi automatizzati.
Vanno etichettati anche i modelli capaci di riconoscere emozioni o elaborare dati biometrici, seguendo un principio che la Commissione ha riassunto così: ogni volta che l’IA gioca un ruolo determinante, le persone hanno diritto a saperlo.
Sul fronte sanzioni, la normativa prevede multe fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato globale annuo per le aziende, e fino a 750.000 euro per istituzioni e agenzie europee, con criteri di proporzionalità per piccole e medie imprese. Restano esclusi dall’obbligo contenuti personali come le chat di gruppo e le opere dichiaratamente artistiche, satiriche o di fantasia. La Commissione sorveglierà inoltre i fornitori di modelli di IA general purpose, tenuti a documentare i propri sistemi, pubblicare riassunti dei dati di addestramento e adottare politiche sul copyright.
Le nuove regole rendono di fatto l’Europa il regolatore più incisivo al mondo in materia di intelligenza artificiale, una posizione che ha già attirato critiche da parte del settore, secondo cui simili obblighi rappresenterebbero un peso capace di rallentare l’innovazione.
Bruxelles ribatte sostenendo che un quadro normativo armonizzato semplificherà in realtà lo sviluppo per i fornitori, creando un mercato unico con regole condivise.


