La crisi delle memorie, di cui abbiamo raccontato più volte parlando di smartphone e dei rincari sui prezzi al lancio dei modelli più recenti, ha ora intaccato in modo evidente anche il mercato dei PC. Secondo un nuovo studio di Counterpoint Research, le spedizioni globali di computer sono calate del 4% su base annua nel secondo trimestre 2026, fermandosi a circa 65 milioni di unità e interrompendo una crescita che durava dal primo trimestre 2025. Il dato conferma quanto già anticipato da IDC settimane fa, che prevede un calo complessivo dell’11,3% per l’intero anno, con il quarto trimestre che potrebbe arrivare a un crollo del 20% su base annua.
Il colpevole resta lo stesso che ha già spinto verso l’alto i prezzi degli smartphone negli ultimi mesi: l’impennata dei costi di memorie DRAM e NAND, alimentata dalla domanda crescente dei data center dedicati all’IA. I produttori si sono trovati davanti a un bivio, scaricare i costi sui consumatori oppure assorbirli riducendo i margini, e quasi tutti hanno scelto la prima strada. Non stupisce che i volumi abbiano cominciato a flettere.
Tra i produttori Windows, solo ASUS ha visto crescere le spedizioni, con un incremento del 4% su base annua, mentre Lenovo, Dell, HP e gli altri marchi hanno registrato flessioni fino al 9%. A sorprendere è però Apple, che con le sue spedizioni di MacBook segna il miglior trimestre tra tutti i big, con una crescita del 13% trainata probabilmente dal budget MacBook Neo.
Secondo David Naranjo, associate director di Counterpoint Research, la carenza di memorie non è più un problema di fornitura temporaneo, ma un fattore che sta ridisegnando la direzione dell’intero settore, spingendo il mercato verso PC premium orientati all’IA, più capaci di giustificare prezzi elevati.
Chi sperava in un ribasso dei prezzi nel breve periodo farebbe bene a ricredersi: le previsioni, sia per PC che per smartphone, non lasciano intravedere alcun sollievo prima della fine del 2027.


