Mega datacenter a Melbourne: proteste per il progetto Plumpton

Mega datacenter a Melbourne: proteste per il progetto Plumpton

Syncline Energy

A Plumpton, cittadina a circa 30 chilometri a nord-ovest del centro di Melbourne, un terreno oggi occupato solo da un campo vuoto potrebbe presto ospitare uno dei più grandi datacenter mai costruiti in Australia. Il progetto, firmato Syncline Energy e già ribattezzato “Victorian AI Hub”, occuperebbe 350 ettari di superficie, di cui 140 destinati a quattro edifici con una capacità complessiva fino a 2,4 gigawatt. Un’area pari a circa sei volte quella del centro commerciale Chadstone, per un consumo energetico che supererebbe quello prodotto dalla centrale Loy Yang A, il più grande impianto elettrico dello stato Victoria. Per fare un paragone concreto: nessun datacenter oggi operativo in Australia raggiunge dimensioni simili.

La reazione dei residenti non si è fatta attendere. Una petizione che chiede al governo statale di valutare con attenzione le implicazioni ambientali, culturali, sociali e infrastrutturali del progetto ha già raccolto oltre 3.600 firme. A promuoverla è stata Molly Walker, che vive a più di 250 chilometri di distanza e ha scoperto l’iniziativa su TikTok. Non è un caso isolato: secondo un report pubblicato ad aprile dalla lobby Data Centres Australia, nello stato sono già attivi 30 datacenter, con altri 30 in fase di sviluppo. Le preoccupazioni toccano diversi fronti, dall’uso di elettricità e acqua fino al rumore costante che caratterizza gli impianti simili già osservati negli Stati Uniti, dove alcune strutture si estendono per chilometri illuminate come aeroporti internazionali.

Tra chi vive nella zona, il malcontento si intreccia anche a un senso di ingiustizia geografica. Karen Austria, ingegnere elettrica cresciuta in zona, fa notare come i sobborghi occidentali di Melbourne finiscano regolarmente per accogliere infrastrutture che altrove incontrerebbero resistenze politiche più forti. Teme inoltre un impatto sul valore delle abitazioni, e sottolinea che il terreno individuato rientra in un’area verde protetta, le cui caratteristiche ambientali, economiche e culturali il governo statale si è impegnato a tutelare. Il problema, dice, non è solo la scala del progetto, ma la sensazione diffusa di essere stati messi davanti al fatto compiuto, con una sola lettera informativa a fare da unico canale di comunicazione finora.

Syncline Energy, dal canto suo, respinge questa lettura. L’amministratore delegato Phil Galloway assicura che la consultazione con i residenti partirà dai vicini più diretti per allargarsi progressivamente, in un percorso che durerà almeno un anno prima della presentazione della domanda di autorizzazione. Le dimensioni imponenti dell’impianto, spiega, servirebbero proprio a creare i margini di sicurezza necessari tra edifici e abitazioni, oltre a garantire un utilizzo efficiente di suolo, energia e acqua per costruire quella che definisce capacità sovrana dell’IA. L’azienda promette l’impiego di solare, eolico e accumulo a batteria, oltre a posti di lavoro locali e un fondo per la comunità. Concentrare il carico in un unico grande polo collegato alla rete principale a 500kV, sostiene Galloway, risulterebbe più stabile dal punto di vista della gestione elettrica rispetto a tanti impianti minori sparsi sul territorio.

La vicenda di Plumpton si inserisce in un dibattito nazionale più ampio, che coinvolge ormai anche la politica federale. I parlamentari laburisti Alice Jordan-Baird e Sam Rae hanno annunciato l’intenzione di scrivere sia al governo del Victoria che a Syncline per chiarire come il progetto si concili con le aspettative federali su infrastrutture digitali e IA. Una commissione parlamentare nazionale sui datacenter ha avviato i lavori a maggio, mentre nel New South Wales è in corso un’indagine parallela, e c’è chi chiede una moratoria sui nuovi progetti fino all’introduzione di regole più chiare da parte del governo federale.

Il primo ministro Anthony Albanese ha parlato di un quadro normativo che obbligherebbe i grandi datacenter a farsi carico dei costi di allaccio alla rete e a reimmettere tanta energia quanta ne consumano. Resta da vedere se questo basterà a placare la comunità di Plumpton, o se il progetto finirà per diventare l’ennesimo simbolo dello scontro tra ambizioni tecnologiche e resistenza territoriale che sta attraversando l’Australia.

via

+1
0
+1
0
+1
0
+1
0
+1
1
+1
0
+1
0