Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato su Truth Social l’avvio di un’indagine sulle sanzioni che l’Unione Europea ha inflitto negli ultimi anni a diverse aziende americane, tra cui Apple, Google e Meta, per violazioni delle normative antitrust e del Digital Markets Act. Nel suo intervento, il presidente ha definito la condotta di Bruxelles “illegale e profondamente scorretta”, promettendo di far annullare le penalità e preannunciando l’introduzione di una tariffa doganale “sostanziale” nei confronti dell’Unione Europea.
Il riferimento più recente riguarda la multa da un miliardo di dollari inflitta a Google pochi giorni fa, che si somma a una precedente sanzione da 4,5 miliardi di dollari sul fronte Android confermata a inizio mese, portando il totale accumulato dall’azienda di Mountain View oltre i 18 miliardi di dollari. Trump ha inoltre richiamato le sanzioni già comminate ad Apple, pari a 570 milioni di dollari nel 2025, e a Meta, colpita da una multa da 840 milioni di dollari nel 2024 e da un’ulteriore penale da 200 milioni l’anno successivo. Secondo il presidente, gli Stati Uniti non intendono più tollerare quella che ha descritto come una pratica iniziata durante l’amministrazione Biden, e ha annunciato l’avvio formale di un’indagine ai sensi della Sezione 301, lo strumento normativo statunitense utilizzato per contrastare pratiche commerciali giudicate scorrette da parte di partner stranieri.
Non è la prima volta che l’amministrazione Trump minaccia contromisure tariffarie legate alle sanzioni europee contro le big tech americane, e il rappresentante commerciale statunitense aveva già paventato in passato restrizioni sui servizi e sulle aziende del Vecchio Continente.
Il tema si inserisce peraltro in una fase di generale ridefinizione della politica commerciale statunitense: proprio oggi è scaduta la tariffa generalizzata del 10% introdotta a inizio anno, sostituita da nuove misure che coinvolgono 60 paesi, Regno Unito, Cina e Unione Europea comprese, accusati dall’amministrazione di non aver adeguatamente contrastato l’importazione di beni prodotti con lavoro forzato.


