OpenAI risponde ad Apple: “Non ci servono i vostri segreti”

OpenAI risponde ad Apple: “Non ci servono i vostri segreti”

OpenAI

Il presidente di OpenAI Greg Brockman è tornato a difendere l’azienda dalle accuse mosse da Apple, in un’intervista rilasciata a Joanna Stern. Sulla causa legale in corso, Brockman ha ribadito quanto già dichiarato pubblicamente nelle scorse settimane, sostenendo che OpenAI non avrebbe alcun interesse per i segreti commerciali altrui, forte di una capacità di innovazione autonoma che la porterebbe a muoversi secondo una prospettiva propria, senza bisogno di attingere dal lavoro dei concorrenti.

Apple, va ricordato, accusa OpenAI di aver orchestrato per mesi un piano per sottrarre informazioni riservate attraverso dipendenti Apple sottoposti a colloqui di lavoro, arrivando a definire “marcio fino al midollo” il business hardware dell’azienda guidata da Sam Altman. Jony Ive, il designer che collabora con OpenAI su questi stessi prodotti, non compare tra i nomi citati nella causa.

Sul fronte del contenzioso legale, Brockman ha preferito non addentrarsi troppo nei dettagli, trattandosi di una causa ancora attiva, ma ha colto l’occasione per ribadire l’impegno di OpenAI su una roadmap di lungo periodo incentrata sullo sviluppo tecnologico interno. Quanto al primo dispositivo hardware dell’azienda, non ha voluto sbilanciarsi su una data precisa, limitandosi a un generico invito ad aspettarselo presto. Le indiscrezioni circolate finora parlano di uno smart speaker portatile privo di display, descritto come una sorta di compagno domestico dotato di IA dalle sembianze quasi umane.

Brockman ha confermato che l’azienda sta lavorando a un’intera famiglia di dispositivi, sviluppando persino chip proprietari, con l’obiettivo di offrire valore duraturo nel tempo attraverso un prodotto pensato per l’era dell’intelligenza artificiale.

Curiosa la scelta di far rispondere direttamente ChatGPT a una domanda sull’aspetto del primo dispositivo OpenAI: il chatbot ha parlato di qualcosa di ambientale e a bassa frizione, incentrato sulla voce ma non esclusivamente vocale, con un segnale di privacy ben visibile, escludendo peraltro la necessità di uno schermo.

Brockman ha anche affrontato le critiche ricevute dopo la recente fusione tra ChatGPT e Codex, ammettendo senza troppi giri di parole che l’app attuale risulta “un po’ un pasticcio”. Ha definito la situazione come un passo incrementale verso un obiettivo più ampio, promettendo che la scheda Work separata sparirà entro fine anno per confluire interamente all’interno di ChatGPT.

via

+1
0
+1
0
+1
0
+1
0
+1
0
+1
0
+1
0