TSMC compra attrezzature come se non ci fosse un domani, e forse ha ragione a farlo

TSMC ha quasi raddoppiato il fabbisogno di attrezzature in sei mesi per la domanda IA: ecco cosa sta succedendo.

Fab di TSMC in Arizona: previsti 100 miliardi di investimenti aggiuntivi.
Immagine: TSMC

Chi segue le notizie tech probabilmente ha già letto la parola TSMC decine di volte quest’anno, di solito accostata a rincari dei prezzi o carenze di componenti. Ma cosa fa davvero questa azienda, e perché il suo comportamento in questi mesi racconta qualcosa di importante su dove sta andando l’intero settore?

Proviamo a partire dalle basi, senza dare nulla per scontato.

TSMC è la più grande fonderia di semiconduttori al mondo, l’azienda taiwanese che produce fisicamente i chip progettati da Apple, Nvidia, Qualcomm e praticamente chiunque altro non costruisca i propri processori in casa. Non progetta i chip, li fabbrica per conto terzi, dentro impianti chiamati fab, strutture dal costo miliardario dove il silicio viene lavorato in ambienti a contaminazione praticamente nulla, con macchinari specializzati costruiti da un numero ristrettissimo di fornitori al mondo.

Ed è proprio su questo fronte, quello delle attrezzature necessarie a far funzionare le proprie fab, che TSMC ha rivelato un dato piuttosto sorprendente, un dato che finisce per toccare direttamente i marchi che seguiamo ogni giorno su queste pagine, da Apple a Samsung fino a Google.

La domanda di attrezzature è quasi raddoppiata in sei mesi

Durante un evento del Semicon Taiwan, Cliff Hou, uno dei responsabili operativi di TSMC, ha spiegato che il fabbisogno stimato di macchinari per la produzione è aumentato di quasi il doppio rispetto a quanto previsto solo pochi mesi fa. L’azienda formula ogni anno una proiezione su quanti strumenti dovrà acquistare nei dodici mesi successivi, e a fine dello scorso anno aveva fatto la propria stima.

Entro il primo trimestre quella stima era già salita a 1,5 volte il valore originale, e a luglio era arrivata a 1,9 volte, quasi il doppio in appena sei mesi. TSMC ha ammesso apertamente di non riuscire a soddisfare tutte le richieste dei propri clienti, pur lavorando per recuperare terreno.

C’è un dettaglio che a prima vista sembra contraddittorio: se il numero di macchinari necessari è quasi raddoppiato, ci si aspetterebbe un aumento simile anche nella spesa complessiva. Non è così. A gennaio, TSMC aveva stimato un budget per investimenti nel 2026 compreso tra 52 e 56 miliardi di dollari. Nei mesi successivi quella cifra si è avvicinata al limite superiore della forchetta, per poi salire ufficialmente a luglio a un intervallo tra 60 e 64 miliardi, un aumento di circa il 15% considerando i valori medi.

Il numero di attrezzature acquistate, insomma, non è proporzionale al loro costo complessivo, segno che parte di questa crescita riguarda anche strumenti meno costosi legati all’espansione di linee già esistenti, non solo le macchine più avanzate e proibitive sul mercato.

Apple, Google e la corsa ai 2 nanometri

Per capire perché questa corsa agli acquisti riguardi direttamente i prodotti che finiscono nelle nostre tasche, basta guardare a chi occupa per primo le nuove linee produttive di TSMC. Il nodo a 2 nanometri, chiamato N2, è entrato in produzione di massa nella seconda metà del 2025, e Apple si è mossa con il consueto anticipo per assicurarsene la maggior parte della capacità iniziale, secondo quanto riportato dalla stampa taiwanese, lasciando concorrenti come Qualcomm e MediaTek in coda ad attendere una variante successiva del processo, chiamata N2P, disponibile solo più avanti nell’anno.

Il risultato è l’A20 Pro, il chip che alimenta iPhone 18 Pro, Pro Max e il pieghevole Duo, primo processore Apple costruito su questo nodo, con una densità di transistor superiore del 15% e un consumo energetico ridotto fino al 30% a parità di prestazioni rispetto alla generazione precedente.

Google, che i rumor davano per prima sui 2 nm con il Tensor G6 dei Pixel 11, è invece rimasta sul nodo N3P a 3 nm di TSMC, come ha confermato ad agosto Peng Yu-Chun, vicepresidente hardware dell’azienda. Il primo chip a 2 nm su uno smartphone è stato l’Exynos 2600 di Samsung, prodotto in casa, e sul 2 nm di TSMC il primo a bordo di un telefono è l’A20 Pro di Apple.

Nel frattempo Samsung continua a percorrere una strada parzialmente separata, producendo il proprio Exynos 2600 su 2 nanometri tramite la propria fonderia interna, Samsung Foundry, invece che affidarsi a TSMC, dimostrando come la corsa ai nodi più avanzati non sia più un terreno di gioco riservato a un’unica azienda.

Il prossimo salto tecnologico: i chip a 1,4 nanometri

Mentre TSMC fatica a stare dietro alla domanda attuale, l’azienda continua a spingere in avanti la propria tabella di marcia tecnologica. Dopo i 2 nanometri, il prossimo traguardo si chiama A14, comunemente indicato come processo a 1,4 nanometri. Più piccolo è il numero, più transistor si riescono a comprimere nello stesso spazio, con conseguenti guadagni in termini di prestazioni ed efficienza energetica, fino al 15% in più a parità di consumo secondo le stime dell’azienda.

Secondo quanto riportato dalla stampa taiwanese, la costruzione del primo stabilimento dedicato a questo processo, situato nel Central Taiwan Science Park vicino a Taichung, procederebbe addirittura in anticipo sulla tabella di marcia originale, con il completamento dell’edificio atteso entro aprile 2027 e la produzione pilota già nel terzo trimestre dello stesso anno.

Non stupisce che Apple, da sempre tra i primi clienti a mettere le mani su ogni nuovo nodo produttivo TSMC, sarebbe già pronta a saltare direttamente ai 1,4 nanometri per un futuro chip della serie A. Il motivo sarebbe proprio la crescente scarsità di capacità produttiva sui nodi più avanzati, un problema che spinge le grandi aziende tecnologiche a muoversi con largo anticipo pur di assicurarsi un posto in fila.

Il progetto complessivo prevede quattro stabilimenti dedicati esclusivamente a questo nodo, per un investimento iniziale che, secondo alcune stime, supererebbe i 49 miliardi di dollari, cifra che rende bene l’idea di quanto sia diventato costoso restare al vertice della produzione di semiconduttori.

Le console scelgono strade diverse

Se sul fronte smartphone TSMC resta il punto di riferimento quasi obbligato, sul fronte console la situazione racconta una storia leggermente diversa. Il Nintendo Switch 2 monta un chip Nvidia T239 personalizzato, ma a produrlo fisicamente non è TSMC, bensì Samsung Foundry, che utilizza il proprio processo a 8 nanometri. Una scelta arrivata proprio per garantire una produzione stabile e su larga scala, considerando che il target iniziale superava i 20 milioni di unità, un volume che avrebbe potuto scontrarsi con la capacità già saturata di TSMC sui nodi meno recenti richiesti da clienti ben più facoltosi come Apple e Nvidia stessa.

Questa scelta ha avuto un peso simbolico non indifferente per Samsung, che è tornata a competere direttamente con TSMC su un mercato, quello delle console, storicamente dominato dalla fonderia taiwanese, dato che sia PlayStation che Xbox si sono sempre affidate a chip semi-custom AMD prodotti proprio da TSMC.

Secondo alcune voci, l’accordo con Nintendo avrebbe già attirato l’attenzione di Sony e AMD, entrambe al lavoro su console di prossima generazione, che starebbero valutando Samsung come alternativa per futuri progetti. Non è detto che questo interesse si traduca in accordi concreti, ma il solo fatto che se ne discuta segnala quanto la scarsità di capacità produttiva su TSMC stia iniziando a spingere anche i grandi nomi del gaming verso fornitori alternativi.

FonderiaQuota di mercato (pure-play)CapEx stimato 2026Nodo più avanzatoNote
TSMC~65% (oltre il 90% sotto i 5nm)60-64 miliardi $2nm (N2), 1,4nm in costruzioneCliente di lancio: Apple
Samsung FoundrySeconda fonderia al mondoFino a 73 miliardi $ stimati (intero comparto semiconduttori, non solo foundry)2nm GAA in produzioneNuovo mega-impianto a Taylor, Texas
Intel FoundryQuota minore, in crescitaCirca 17-18 miliardi $18A, in produzione in ArizonaBacklog ordini oltre 15 miliardi $
SMIC (Cina)Quota minore, mercato cineseNon reso noto con precisione7nm (senza litografia EUV)Limitata dalle sanzioni USA, serve soprattutto Huawei
GlobalFoundriesNicchia nodi maturiIn forte crescita (+70% circa)Nodi specialistici, non leading-edgePunta su mercati come automotive e RF
UMCNicchia nodi maturiCirca 1,5 miliardi $Nodi maturi, FinFET fino a 14 nmAlternativa per chi vuole ridurre l’esposizione a Taiwan

Cosa significa tutto questo per chi compra un dispositivo

A questo punto una domanda sorge spontanea: perché dovrebbe interessarci quello che succede dentro un impianto industriale a Taiwan? La risposta è più diretta di quanto sembri.

Ogni volta che la domanda di capacità produttiva supera l’offerta disponibile, i costi tendono a salire lungo tutta la catena, da TSMC fino al prodotto finito che troviamo sugli scaffali. Non a caso, in parallelo a questa corsa agli investimenti, sono già circolate voci su possibili rincari fino al 25% sui servizi di produzione TSMC per il 2027, che riguarderebbero tutti i nodi avanzati, quelli su cui si basano gran parte dei chip montati su smartphone, computer e console.

Il quadro che emerge è quello di un’industria che corre più veloce di quanto riesca a costruire la propria capacità produttiva, spinta da una domanda di intelligenza artificiale che non accenna a rallentare, e che finisce per riflettersi anche sui prodotti di consumo più tradizionali.

TSMC sta investendo cifre enormi per tenere il passo, Apple e Google si contendono ogni fetta disponibile dei nodi più avanzati, e persino il mondo delle console inizia a guardarsi attorno in cerca di alternative.

Chi acquista dispositivi elettronici nei prossimi anni difficilmente vedrà questa corsa direttamente, ma la sentirà comunque, sotto forma di prezzi che continuano a muoversi verso l’alto piuttosto che stabilizzarsi.

Che ne pensi?
Condividi
Francesco Luigi Ziccheddu
Francesco Luigi Ziccheddu

Fondatore e CEO di BusinessLabs. La casa madre di Digiteee e Selleee: qui firma gli editoriali su dove va il mercato, cosa fanno davvero Apple, Samsung e Google, e cosa cambia per chi vende online.

Tutti gli articoli
Dal blog BusinessLabs · per chi vende online

Le fiere del settore viste da chi vende: report e novità dal gruppo

Il punto di vista di BusinessLabs su marketplace, logistica e listing. Un'altra corsia, stessa casa.

Leggi su BusinessLabs