Prime ore con iPhone 18 Pro: freddo al tatto, più grande del previsto
iPhone 18 Pro convince quasi su tutto: chip A20 Pro a 2 nm che scalda meno, autonomia solida, fotocamera con apertura variabile. Ma c’è un limite sulla connettività cellulare che vale la pena conoscere prima di comprarlo.
Nella nuova puntata del podcast IO&Tech, Jacopo ci racconta le sue prime ore con iPhone 18 Pro, provato prima nell’Apple Store di Piazza Liberty a Milano, e poi a casa nei giorni successivi. Un ascolto diverso dal solito, costruito quasi come un diario a caldo, con impressioni raccolte a distanza di poche ore dal contatto con lo smartphone.
Il racconto parte proprio dal negozio, tra il tavolo espositivo con gli otto modelli in mostra, le nuove colorazioni e la prima sensazione fisica del dispositivo tra le mani. Da lì, la puntata prosegue con l’uso quotidiano, tra scoperte piacevoli e qualche sorpresa meno gradita.
iPhone 18 Pro in Piazza Liberty: la prima sensazione al tatto
In store, la prima cosa che colpisce Jacopo sull’iPhone 18 Pro è la temperatura del telefono. Se lo aspettava tiepido, dopo giorni di utilizzo da parte di altri clienti. Invece lo trova freddo fin dal primo contatto.
Sul design, il giudizio si concentra soprattutto sulle finiture: la vernice, secondo lui, si sente diversa al tatto rispetto alla generazione precedente. Anche la Dynamic Island resta al centro del discorso, con una riflessione su quanto Apple abbia deciso di cambiare, e quanto invece resti fedele a un approccio ormai consolidato fin dal primo iPhone.

A20 Pro a 2 nm, camera di vapore e batteria: cosa cambia davvero rispetto a iPhone 17 Pro
Il vero shock arriva quando Jacopo confronta le dimensioni dell’iPhone 18 Pro con quelle a cui si era abituato durante l’estate. Il passaggio verso un telefono più grande e più pesante lo coglie di sorpresa, al punto da paragonarlo esplicitamente a un vecchio cambio generazionale già vissuto in passato, stavolta con differenze ancora più marcate.
Nonostante l’impatto iniziale, il giudizio sull’ergonomia resta positivo: il telefono, dice, si tiene bene in mano nonostante il peso. Da qui parte anche una riflessione più ampia sul futuro della gamma Pro, con qualche ipotesi personale su cosa potrebbe succedere tra dodici mesi, in vista di un anniversario particolarmente importante per Apple.
Sul fronte prestazioni, la puntata si sofferma a lungo su alcuni elementi tecnici che secondo Jacopo fanno davvero la differenza rispetto allo scorso anno:
- Il nuovo processore A20 Pro a 2 nanometri, che secondo lui scalda molto meno rispetto al predecessore
- La camera di vapore, ingrandita rispetto al modello precedente, che contribuisce a mantenere il telefono freddo anche sotto sforzo
- Le funzioni di Apple Intelligence, provate direttamente sul dispositivo, giudicate efficaci e poco pesanti in termini di surriscaldamento
- L’autonomia della batteria, messa alla prova con un utilizzo intenso e prolungato nell’arco di una giornata intera
Un problema concreto, e il giudizio finale
Non tutto, però, convince allo stesso modo. Jacopo dedica una parte della puntata a un test più tecnico di iPhone 18 Pro condotto confrontando più dispositivi contemporaneamente, dal quale emerge un limite piuttosto evidente legato alla connettività cellulare del nuovo modello. Un aspetto che lo lascia perplesso, pur riconoscendo miglioramenti su altri fronti della stessa componente.
Il giudizio complessivo resta comunque molto positivo, quasi entusiasta. Jacopo descrive l’iPhone 18 Pro come uno dei telefoni più riusciti mai avuti tra le mani, pur ammettendo una preferenza personale che va in una direzione diversa in quanto a comodità quotidiana.
Per il resoconto completo, comprese le sue considerazioni sul futuro della gamma Pro vi lasciamo all’ascolto della puntata che trovate ad inizio articolo.
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