Il Galaxy S27 Ultra potrebbe cambiare processore all’ultimo momento. Lo riporta il quotidiano coreano Seoul Economic Daily, secondo cui nei test interni di Samsung lo Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 di Qualcomm avrebbe scaldato troppo. Qualcomm, dal canto suo, ha già smentito.
Nel frattempo, il noto leaker Ice Universe promette per il prossimo anno una One UI 10 con cambiamenti “senza precedenti”. Insomma, a Seul la pentola bolle parecchio, e mettere in fila tutte le voci aiuta a capire cosa aspettarsi dai prossimi Galaxy.
Tutto al condizionale, ovviamente.
Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 sul Galaxy S27 Ultra: il problema termico
Partiamo dal chip. Secondo Seoul Economic Daily, la divisione smartphone di Samsung avrebbe verificato le prestazioni dello Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 in vista del Galaxy S27 Ultra. Il risultato non sarebbe stato quello sperato: sotto carichi pesanti e prolungati, il processore avrebbe superato le soglie di temperatura previste, con un conseguente calo delle prestazioni.
Samsung, sempre secondo il quotidiano, avrebbe segnalato il problema a Qualcomm a settembre, con una scadenza fissata a metà ottobre per trovare una soluzione. In caso contrario, sarebbe stata pronta a passare all’Exynos 2700, il chip progettato in casa.
Quella scadenza, quindi, è appena passata. Ad oggi, però, non ci sono notizie sull’esito: né Samsung né Qualcomm hanno comunicato una decisione. L’Exynos 2700, intanto, sarebbe già entrato in produzione di massa.
La smentita di Qualcomm
La risposta di Qualcomm è arrivata in fretta, con una dichiarazione inviata a diverse testate, tra cui 9to5Google. Il messaggio è netto: “Le recenti notizie sui problemi termici dello Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 sono inesatte”. L’azienda aggiunge di essere orgogliosa della sua prossima piattaforma di punta e di continuare a lavorare a stretto contatto con i produttori di tutto il mondo.
C’è un dettaglio che rende la vicenda credibile, almeno in parte. Il chip dovrebbe avere due core principali a 5 GHz e sei core a 4 GHz. Sono frequenze molto alte per uno smartphone raffreddato in modo passivo, cioè senza ventola. Ogni produttore, poi, regola il chip secondo le proprie scelte tra prestazioni e consumi, quindi un test interno non racconta per forza tutta la storia.
A complicare il quadro ci sono le voci precedenti. Il 9 ottobre, una settimana prima del report coreano, il leaker Lanzuk aveva scritto che Samsung non avrebbe avuto alcuna intenzione di lanciare un Galaxy S27 Ultra con Exynos, in nessun mercato. L’Exynos 2700, secondo la stessa voce, sarebbe rimasto agli altri modelli della gamma, anche se non in tutti i paesi. Il report di Seoul Economic Daily, arrivato dopo, ribalterebbe proprio questa impostazione.

Exynos 2700 sul Galaxy S27 Ultra, la carta di riserva di Samsung
Se l’ipotesi Exynos diventasse realtà, non sarebbe un ripiego, almeno sulla carta. Secondo quanto riportato da SamMobile, l’Exynos 2700 è progettato dalla divisione System LSI di Samsung, è prodotto con il processo SF2P a 2 nanometri e ha una CPU a 10 core. Nei test interni, le sue prestazioni sarebbero in linea con quelle del chip Qualcomm, o addirittura leggermente superiori.
Per Samsung, inoltre, la scelta avrebbe anche un senso economico. Un chip fatto in casa costa meno e riempie le linee di produzione della sua fonderia, che da anni cerca clienti e volumi. In altre parole, ne guadagnerebbero sia la divisione smartphone sia quella dei semiconduttori.
Il Galaxy S27 Ultra dovrebbe entrare in produzione di massa entro la fine del 2026, per arrivare sul mercato all’inizio del 2027 insieme a Galaxy S27, S27+ e S27 Pro. Questi ultimi tre, sempre secondo il report, potrebbero usare l’Exynos 2700 nella maggior parte dei paesi.
Per chi compra in Italia la domanda è sempre la stessa: quale versione arriverà da noi? Negli anni passati l’Europa è stata spesso la terra degli Exynos, e non sempre con risultati entusiasmanti. Ma questa volta la differenza di prestazioni, se i test interni sono affidabili, potrebbe essere minima.
One UI 10: cosa cambierà davvero e quando arriva
L’altra notizia riguarda il software. Ice Universe, leaker che ormai conosciamo molto bene e con un buon curriculum sui prodotti Samsung, ha scritto che una sua fonte indipendente conferma che la One UI 10 porterà “cambiamenti importanti, senza precedenti”.
Secondo questa fonte, Samsung vorrebbe superare l’idea delle app come compartimenti separati. Calendario, posizione e messaggi verrebbero riuniti in un’unica vista, così da non dover saltare da un’app all’altra per le operazioni di base. In questo modo si ridurrebbero tocchi superflui, menu nascosti e passaggi inutili, con un migliore dialogo tra smartphone, tablet e indossabili.
C’è anche una parte meno piacevole. La stessa fonte ipotizza un modello a due livelli per la Galaxy AI: le funzioni di uso quotidiano resterebbero gratuite, mentre gli strumenti più pesanti e le integrazioni di terze parti potrebbero richiedere un abbonamento. Su questo punto, va detto, si tratta di un’ipotesi e non di un piano confermato.
Restano invece confuse le tempistiche. La One UI 10 potrebbe debuttare a metà 2027, probabilmente basata su Android 18, a partire dai nuovi Galaxy Z Fold9 e Z Flip9. Altre fonti, invece, ritengono possibile che Samsung non riesca a completarla in tempo per i pieghevoli, e collocano il vero salto con i Galaxy S29, in coincidenza con il decimo anniversario della One UI.
C’è chi parla perfino di un cambio di nome in “Galaxy OS”, ma anche qui non ci sono conferme.

Le nostre considerazioni
Mettiamo in fila i fatti. Da una parte c’è un report coreano dettagliato, con tanto di scadenza, e una smentita secca di Qualcomm. Dall’altra c’è una One UI 10 descritta come rivoluzionaria, ma ancora senza una data precisa e senza un elenco ufficiale di novità.
Sul processore, onestamente, è presto per tirare conclusioni. Samsung ha tutto l’interesse a far pesare l’alternativa Exynos al tavolo con Qualcomm, e un report del genere potrebbe essere anche una mossa negoziale. Oppure il problema è reale, e lo scopriremo solo quando i primi Galaxy S27 Ultra finiranno nelle mani dei recensori.
Sulla One UI 10 il nostro dubbio è un altro. Un’interfaccia più semplice, con meno menu e meno passaggi, è esattamente quello che chiediamo da anni. Ma se il prezzo da pagare fosse un abbonamento per le funzioni IA più avanzate, l’entusiasmo potrebbe raffreddarsi in fretta. Più in fretta, magari, di un processore a 5 GHz.
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